Il San Carlo pellegrino in Terra Santa

Pubblicato giorno 16 settembre 2019 - Diario, In home page

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Al rientro dal nostro pellegrinaggio in Terra Santa non possiamo fare altro che condividere con voi quanto vissuto durante questi magnifici giorni.

Domenica 8 settembre siamo partiti di buon mattino in direzione della Terra Santa. La nostra prima tappa è stata Nazareth, raggiunta in tarda serata.

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La mattina seguente abbiamo iniziato da subito le visite con un ritmo intenso. Ritmo che però non ha inciso negativamente su quella che è stata un’esperienza spirituale profonda, che ha toccato la nostra vita interiore. Nella foto sottostante potete vedere l’immagine della facciata della Basilica dell’Annunciazione, dove l’Angelo ha visitato Maria, annunciandole la sua maternità speciale. In seguito abbiamo anche potuto vedere il complesso di grotte che attorniano questa chiesa e che ci hanno fatto assaggiare la vita come era ai tempi di Gesù.

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Ci siamo poi spostati al monte Tabor per contemplare il mistero della Trasfigurazione, comprendendo il motivo per il quale Pietro avrebbe voluto rimanere in quel luogo. Episodio biblico rappresentato in uno splendido mosaico nell’abside della chiesa costruita in quel luogo.

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Sulla strada del rientro verso Nazareth ci siamo fermati a Cana per poter assaggiare il vino rimasto dalle nozze bibliche raccontate nei Vangeli. Scherzi a parte, quello che abbiamo anche potuto apprezzare è stato l’incontro con i diversi abitanti di questo piccolo villaggio.

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Nuovo giorno, nuove avventure. Questa volta la nostra giornata è cominciata con la salita al monte delle Beatitudini, dove abbiamo già potuto scorgere il lago di Tiberiade, protagonista della successiva tappa del pellegrinaggio.

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Come annunciato, siamo scesi dal monte al lago di Galilea, nella località di Cafarnao, città di Pietro, dove anche Gesù ha risieduto. Lì abbiamo celebrato la Messa e visitato gli scavi archeologici gelosamente conservati dai Francescani. In seguito ci siamo spostati a Tabga per fare memoria del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. E non poteva mancare un giro in battello sulle acque del lago. Abbiamo provato a fare a meno della barca e camminare sulle acque, ma non ci siamo riusciti: segno che siamo sempre in cammino perfezionando la nostra fede.

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Nel pomeriggio invece ci siamo meccanicamente e anche spiritualmente elevati al monte delle Tentazioni, dove abbiamo incontrato una comunità di monaci ortodossi che ci ha accolti. Con questa tappa siamo entrati a Gerico, in territorio palestinese.

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Dopo aver trascorso la notte nella grande oasi di Gerico, ci siamo addentrati nel deserto circostante, visitando la famosa cascata di Davide a Ein Gedi, il sito archeologico di Qumran, dove sono state scoperte diverse grotte contenenti antichi rotoli delle Sacre Scritture.

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Sempre nel contesto del deserto, siamo discesi diverse centinaia di metri sotto il livello del mare, fino ad arrivare al celebre Mar Morto. Esperienza del tutto particolare e divertente fare il bagno in queste acque.

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Toccante è stato anche fare memoria del nostro battesimo nelle acque del fiume Giordano, dove proprio lo stesso Gesù è stato battezzato.

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La giornata si è conclusa con la Santa Messa celebrata nel mezzo del deserto di Giuda. Come potete vedere dalle immagini sottostanti, il paesaggio che si sviluppa attorno a noi lascia senza fiato. Di particolare rilievo il silenzio che permeava questa meraviglia di Dio.

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Giovedì ci siamo finalmente avvicinati alla Città Santa, che abbiamo potuto dapprima scorgere dal monte degli Ulivi. Un avvicinamento graduale e rispettoso, per dare maggior importanza al mistero commemorato in questo luogo.

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Ordine un po’ particolare quello che abbiamo seguito per visitare i luoghi di Gerusalemme. Dapprima, ancora sul monte degli Ulivi, abbiamo celebrato la Messa al Dominus flevit, dove si ricorda il pianto di Gesù alla vista di Gerusalemme.

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In seguito ci siamo spostati alla Basilica del Padre Nostro. Caratteristica interessante del luogo è il fatto che negli anni sono state inserite nelle pareti del complesso le traduzioni in moltissime lingue della preghiera che Gesù ci ha insegnato.

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Nelle periferie di Gerusalemme abbiamo potuto anche notare la presenza di un triste muro che divide il territorio palestinese da quello israeliano, motivo di forti divisioni che lacerano l’unione tra gli uomini.

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Il pomeriggio è stato dedicato alla visita di alcuni musei, tra i quali spicca in modo particolare il museo che fa memoria dell’Olocausto, avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale e che ha visto morire oltre 6 milioni di ebrei. Molto commovente in particolare è stata la sala dedicata al ricordo dei bambini morti in questa strage.

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Il giorno seguente, ci siamo inoltrati nella città vecchia di Gerusalemme, serpeggiando tra i vari quartieri e le varie zone tipiche del posto.

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Centro e culmine del pellegrinaggio è stata ovviamente la possibilità di pregare nella basilica del Santo Sepolcro, meglio chiamata della Risurrezione, dove troviamo il luogo della crocifissione, morte, sepoltura e risurrezione di Gesù. Luogo caotico che trova pace unicamente nel piccolo spazio dove si è a contatto con la pietra del sepolcro dove è stato deposto Gesù morto. Contemplando il mistero pasquale di Gesù ci rendiamo conto come questo è più attuale che mai nelle piaghe di tante persone che soffrono.

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Nella giornata di venerdì abbiamo avuto l’occasione di sostare davanti al muro occidentale del vecchio tempio di Gerusalemme. Si tratta di un luogo di culto caro alla comunità ebraica, come se fosse una sinagoga a cielo aperto. Questo ci ha anche permesso di sperimentare ancora di più la presenza di numerose confessioni religiose che convivono dentro lo stesso perimetro.

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La nostra visita della città vecchia prosegue con il Cenacolo, dove Gesù ha istituito l’Eucaristia in quel Giovedì Santo.

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Nel pomeriggio del venerdì, proprio nel giorno in cui Gesù ha sperimentato la sua passione, il tempo attorno a noi si è fermato per conciliare il nostro cuore e la nostra mente attorno alla Parola di Dio. Abbiamo potuto meditare la Passione secondo Marco e il Salmo 22, aiutandoci a entrare più profondamente nella realtà del mistero pasquale che abbiamo ripercorso anche fisicamente nelle nostre visite.

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Passata la notte, il sabato mattina abbiamo vissuto la celebrazione della Via Crucis per le strade di Gerusalemme. Fatto molto interessante riguarda la presenza di una grande folla attorno a noi che, alcuni incuriositi e altri occupati da pensieri diversi, hanno ricostruito lo stesso ambiente di quando Gesù ha percorso quella via.

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Nel pomeriggio, l’attenzione si è spostata sulla Vergine Maria. Ad Ein Karem abbiamo fatto memoria della Visitazione, quando Maria è andata a visitare la parente Elisabetta e ha pronunciato le meravigliose parole del Magnificat, al quale è dedicata la chiesa.

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Ultima tappa del nostro pellegrinaggio è stata la prima tappa di Gesù sulla terra: Betlemme. Qui ci siamo fermati a contemplare la nascita di Nostro Signore nella basilica della Natività, nella quale cripta troviamo una stella argentata che segna il luogo nel quale Gesù è nato.

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Un po’ affaticati, ma arricchiti spiritualmente, siamo arrivati all’ultimo giorno di pellegrinaggio. Sulla via verso l’aeroporto ci siamo fermati al Campo dei Pastori, dove questi ultimi hanno ricevuto l’annuncio della nascita del Signore, per celebrare la Messa domenicale.

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Poche parole, poche fotografie, ma in realtà sono moltissimi i luoghi che abbiamo visitato e i simboli che ci hanno toccati. Sicuramente il luogo più significativo che è stato toccato è il nostro cuore. Questa grande esperienza umana, culturale e spirituale ci ha permesso di tornare a casa con un spirito nuovo. Ed è proprio dalle nostre case che parte il vero pellegrinaggio, perché dopo aver ricevuto il dono di questi giorni, gratuitamente siamo chiamati ad annunciare e portare la buona notizia – il Vangelo – a tutte le persone che incontriamo sul nostro cammino e a fortificare il nostro spirito, ritornando con la mente e con il cuore in Terra Santa.

Dennis Pellegrini e Davide Santini

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