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Si ricomincia...ma qualcuno deve chiamare

 

 

Gli inizi sono sempre carichi di incognite, ma come sempre la c’è la Provvidenza, direbbe Manzoni.

La casa del Seminario, che si era parzialmente svuotata dopo la partenza a giugno di sei diaconi ordinati sacerdoti, ora di nuovo si è riempita. I nuovi entrati sono cinque, chiamati a diverso titolo a incamminarsi verso la meta del presbiterato. Le recenti Giornate Mondiali della Gioventù a Madrid si sono concluse con centinaia di giovani che hanno detto di sì al Signore, lasciando le loro case per entrare in Seminario. Ma a monte di queste decisioni c’è stato qualcuno (un vescovo, un prete, un insegnate, un laico impegnato, una famiglia…) che ha avuto il coraggio di “gettare le reti” della chiamata. Proprio così! Ha avuto il coraggio di chiamare; di rivolgersi direttamente ai giovani senza paura, senza tentennamenti umani, senza calcoli e chiedere loro: «Chi di voi è disposto a lasciare tutto per seguire Cristo?». Qualcuno che ha avuto il coraggio di lanciare la chiamata. Di fronte a un gesto così semplice e diretto, senta scorciatoie, un giovane deve prendere posizione; si sente interpellato come il Matteo del Vangelo dal suo banco di lavoro. A stare al racconto evangelico, Gesù non ha imbastito un discorso del tipo: «Sai, Matteo sarebbe bello che tu pensassi al tuo futuro e tra le tante possibili strade, magari, forse, tra qualche anno, dopo l’Università, quando tutto sarà a posto e tu ti sei goduto la tua libertà, allora, forse…». No! Gesù a Matteo, nonostante che la sua situazione personale non era tra le più favorevoli a seguirlo, gli ha detto: «Matteo, vieni e seguimi!». È mia opinione che noi preti o cristiani non abbiamo più la chiarezza franca e diretta di Gesù davanti ai giovani, che pur frequentano le nostre comunità e incontri. Forse non abbiamo più neppure gli occhi per vedere che Cristo sta chiamando quel giovane, oggi, come 2000 anni fa, come a Madrid. E così timorosi lasciamo che la libertà del giovane non sia più provocata a mettersi in moto ed abituarsi a prendere decisioni per la vita. È significativo che oggi i giovani lascino la casa paterna a trent’anni senza una decisione chiara per il proprio futuro. Ci lamentiamo che i giovani patiscono una certa fragilità, ma noi adulti li lasciamo nel torpore dell’indecisione. Anche il coraggio di chiamare a “misure alte” fa parte di quella sfida educativa che diventa sempre più urgente. Nel Seminario ci sono 17 giovani che stanno scommettendo sulla chiamata di Cristo.

 

Don Willy Volonté

rettore

 

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