56.a Giornata Mondiale delle Vocazioni – La meditazione del Vescovo Valerio

Pubblicato giorno 13 maggio 2019 - Diario, In home page, Preghiera per le Vocazioni

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Meditazione di Mons. Vescovo Valerio Lazzeri in occasione della 56.a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

Lugano, Cattedrale di San Lorenzo, 12 maggio 2019

Il tema di questa Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni è senz’altro suggestivo, ma – bisogna riconoscerlo – non è di immediata comprensione.

Per coglierne il significato e, soprattutto, il legame con il tema della chiamata, è necessario rimetterlo nel contesto dal quale è stato tratto. Si tratta di un brano ben conosciuto di Papa Paolo VI, ripreso da Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium: “Anche in questa epoca la gente preferisce ascoltare i testimoni: ‘ha sete di autenticità… reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscano e che sia loro familiare, come se vedessero l’invisibile’” (EG 150, con citazione di EN 76).

Si fa qui riferimento a un’espressione della lettera agli Ebrei a proposito di Mosè. Il patriarca è stato capace di perseverare nella fede, pur avendo davanti agli occhi l’opposizione frontale del Faraone, un ostacolo che avrebbe potuto apparire come la smentita più evidente della promessa ricevuta dal Signore. Mosè però non si lascia confondere, rimane saldo nella sua missione, va avanti, non cessa di puntare alla meta.

Ecco allora profilarsi la connessione con la vocazione, che ogni cristiano è chiamato a riconoscere nella propria vita. Come portare a compimento il desiderio che si accende nel cuore di seguire il Signore nei diversi stati di vita, che fanno la bellezza della Chiesa in cammino nella storia? Come possiamo avere l’energia sufficiente per incamminarsi sulla strada del matrimonio, del ministero, della vita religiosa e consacrata o di uno specifico servizio dei fratelli e delle sorelle, e rimanervi fedeli?

Ci vogliono occhi nuovi, occhi penetranti, capaci di non lasciarsi fermare alla superficie delle cose, occhi resi luminosi e acuti dal fuoco interiore della Parola, ascoltata con assiduità, cercata con amore, custodita con pazienza e tenacia.

Ce lo fa capire anche il Vangelo che abbiamo ascoltato. La consegna essenziale che porterà gli Apostoli a discernere la loro missione di portatori del Vangelo non risuona nel momento della più grande luminosità, sperimentata sul monte della trasfigurazione. È loro trasmessa quando ormai non c’è più niente da vedere, quando “venne una nube e li coprì con la sua ombra” e “all’entrare nella nube, ebbero paura”.

Che mistero! La voce che dà l’indicazione decisiva esce “dalla nube”, da ciò che sembra in contraddizione con tutta la gloria di Gesù che si è appena manifestata. In quel momento arriva loro la rivelazione del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”.

I testimoni autentici, di cui la gente anche oggi ha bisogno per non perdersi, non sono così dei visionari, degli esaltati, presi da un’euforia che illude di poter superare senza fatica le difficoltà della vita. Sono donne e uomini veri, concreti, capaci di abitare responsabilmente su questa terra, senza però perdere il contatto con l’invisibile Presenza che fa ardere il cuore e lo tiene costantemente unito alla Realtà che non passa.

Che cosa vedi dietro al volto di chi incontri per strada? Che cosa vedi entrando in un ospedale, in una classe di scuola, guardando la tua comunità o la tua famiglia? Che cosa vedi nel volto dei poveri, dei migranti, di chi ha perso il lavoro, di chi ha sbagliato qualcosa nella vita? Che cosa vedi nella storia dei giovani che accompagni? La realtà è l’orizzonte del discernimento vocazionale. Essa ci porta a capire chi siamo. Ancora di più, però, ci porta l’appello dell’Altro, di Colui che ci chiama e ci fa così scoprire per Chi siamo.

“Come se vedessero l’Invisibile” diventa così un invito forte a convertire e a far maturare il nostro sguardo di fede, non solo come singoli, ma come comunità. Ce lo ricorda Papa Francesco nel messaggio per questa Giornata: “Proprio nella comunità ecclesiale l’esistenza cristiana nasce e si sviluppa, soprattutto grazie alla liturgia, che ci introduce all’ascolto della Parola di Dio e alla grazia dei Sacramenti; è qui che, fin dalla tenera età, siamo avviati all’arte della preghiera e alla condivisione fraterna. Proprio perché ci genera alla vita nuova e ci porta a Cristo, la Chiesa è nostra madre; perciò dobbiamo amarla anche quando scorgiamo sul suo volto le rughe della fragilità e del peccato, e dobbiamo contribuire a renderla sempre più bella e luminosa, perché possa essere testimonianza dell’amore di Dio nel mondo”.

Carissimi, a questo scopo ci siamo riuniti in preghiera. Chiediamo certamente al Signore di suscitare nella Chiesa, e in particolare, nella Chiesa che è a Lugano, tutte le vocazioni necessarie al compimento della missione che le è stata affidata. Al contempo, però non ci sottraiamo all’impegno di alimentare la nostra fede. Preghiamo il Signore di raccogliere le forze del nostro cuore, di unificare i nostri intenti, di purificare le nostre motivazioni profonde. Che i nostri stessi gesti e le nostre parole siano come quelli di Mosè, dei testimoni e dei santi di ogni tempo e luogo, come quelli di chi sin d’ora vede l’Invisibile e con coraggio e gioia ne trae alimento per la sua vita di ogni giorno!

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